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Contratto di espansione: tutto quello che c’è da sapere

Molti si chiedono quanto si perde con il contratto di espansione. Secondo le stime sindacali, con questa misura il lavoratore rischia un taglio sulla pensione dal 20 al 50% del suo importo.

Introdotto dal decreto legislativo 148 del 2015 (la legge che disciplina gli ammortizzatori sociali), il cosiddetto “contratto di espansione”, è un contratto che mira a favorire il ricambio generazionale e la formazione dei lavoratori nelle aziende medio-grandi, prevedendo a tal scopo anche uno “scivolo” per anticipare la pensione di 5 anni.

A seguito degli ultimi interventi normativi, per tutto il 2023 il contratto di espansione potrà essere attivato da qualsiasi azienda con oltre 50 dipendenti.

Il contratto di espansione è riservato alle aziende che avviano un processo di reindustrializzazione e riorganizzazione, che comporti una modifica strutturale dei processi aziendali e da cui derivi l’esigenza di formare nuovamente il personale. Tuttavia, tali processi dovranno prevedere l’assunzione di nuovi dipendenti.

La procedura da seguire per potere utilizzare questa forma contrattuale, che l’azienda interessata, dovrà portare avanti una consultazione e una trattativa presso il Ministero del Lavoro e dovrà coinvolgere necessariamente anche le organizzazioni sindacali RSA/RSU, per garantire l’effettività delle decisioni e la serietà del progetto.

Nel progetto contratto sarà necessario indicare:

·         il numero dei lavoratori da assumere e i loro profili professionali compatibili con i piani di reindustrializzazione o riorganizzazione.

·         L’arco temporale delle assunzioni.

·         La riduzione complessiva dell’orario di lavoro per il personale attualmente assunto e il numero dei lavoratori interessati, nonché il numero di dipendenti che potranno accedere allo scivolo pensionistico. Per coloro che non potranno aderire allo scivolo andrà stipulato un piano formativo apposito.

Ma di cosa si tratta?

Lo scivolo pensionistico, probabilmente uno degli aspetti più interessanti e convenienti del contratto di espansione, è una procedura che permette ai lavoratori di andare in pensione prima del termine previsto per legge. 

In particolare, tale facoltà è riservata a quei lavoratori che “si trovino a non più di 5 anni dal conseguimento del diritto alla pensione di vecchiaia e che abbiano maturato il requisito minimo contributivo”. Naturalmente, sarà necessario il consenso o la non opposizione, sia del dipendente che del datore di lavoro.

Questa tipologia contrattuale, per alcuni aspetti, si rivela una scelta conveniente per entrambe le parti. Il lavoratore, infatti, potrà accedere alla pensione 5 anni prima del previsto, e in tale periodo avrà diritto a percepire la NASpI, oltre a un’indennità mensile (a carico dell’azienda) a copertura della differenza tra l’importo della NASpI e l’assegno pensionistico. L’azienda, d’altro lato, avrà modo di avviare un processo di modernizzazione con nuove assunzioni e nuovi percorsi formativi, così da favorire il ricambio generazionale e garantire ai lavoratori in uscita uno scivolo verso la pensione anticipata senza alcuna perdita economica. Tuttavia, c’è da considerare la parte economica prevista per il dipendente. L’indennità per lo scivolo pensionistico prevista dal contratto di espansione si calcola misurando il trattamento pensionistico lordo maturato dal lavoratore dalla fine del rapporto di lavoro concordato in modo consensuale e fino all’avvio della pensione. Pertanto molti si chiedono quanto si perde con il contratto di espansione. Ebbene, secondo le stime sindacali, con questa misura il lavoratore rischia un taglio sulla pensione dal 20 al 50% del suo importo. Una sforbiciata economica non indifferente.

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