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Obbligatorietà alla vaccinazione e Green Pass, per la Confsal un grattacapo da risolvere

Per la Confsal, si deve necessariamente prevedere misure in grado di contemperare la scelta del lavoratore in merito alla vaccinazione col diritto alla salute della comunità di lavoro...

La Confsal (Confederazione Sindacati Autonomi Lavoratori), è determinata a contribuire alla soluzione definitiva di una problematica che ha assunto primaria rilevanza sul piano sociale ed economico che è quella della obbligatorietà alla vaccinazione nei “luoghi di lavoro non sanitari”.

Con una lettera del Segretario Generale Angelo Raffaele Margiotta, indirizzata al Presidente del Consiglio Mario Draghi, la Confsal pone direttamente la questione dell’obbligo di vaccinazione nei “luoghi di lavoro non sanitari” e del Green Pass.

Per la Confsal, si deve necessariamente prevedere misure in grado di contemperare la scelta del lavoratore in merito alla vaccinazione col diritto alla salute della comunità di lavoro di cui egli fa parte, ma questa è una questione, sottolinea Margiotta, che occorre affrontare con equilibrio, senza decisioni unilaterali, per giungere a un’intesa ponderata, condivisa e che tenga conto di fondamentali aspetti quali:

a) sollecitare e acquisire esplicite indicazioni del CTS e del Ministero della Salute che chiariscano in quali circostanze i lavoratori non vaccinati possano configurare situazioni di rischio per la salute nel luogo di lavoro e, nel caso, suggerire le ulteriori misure precauzionali anti-contagio che possono essere attuate;

b) aggiornare e/o integrare, sulla base delle indicazioni provenienti dal CTS e dal Ministero della Salute di cui al precedente punto a), il Protocollo condiviso di aggiornamento delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus SARS-CoV-2/COVID-19 negli ambienti di lavoro dello scorso 6 Aprile;

c) promuovere una chiara ed efficace comunicazione medico-scientifica, tesa a chiarire la valenza sanitaria e sociale della vaccinazione quale primaria misura di contrasto alla pandemia da Covid 19;

d) adottare per i lavoratori non vaccinati, compatibilmente con le mansioni svolte e/o con l’organizzazione del lavoro, il ricorso al lavoro agile o da remoto quale misura precauzionale straordinaria anti-contagio (considerando l’obbligo di legge in capo al datore di lavoro di garantire la salubrità del luogo di lavoro e la sicurezza di coloro che vi operano);

e) prevedere, laddove sia impossibile il ricorso allo smart working, attività di screening e di monitoraggio periodico attraverso test antigenici che consentirebbero non soltanto di avere contezza circa lo stato di covid free, ma anche di prevenire l’insorgenza di eventuali focolai di Covid-19;

f) in caso di non adesione da parte del lavoratore non vaccinato alle soluzioni proposte nei precedenti punti d) ed e), potrebbe essere prevista, per il periodo necessario ad evitare conclamate situazioni di rischio o fino al permanere dello stato di emergenza nazionale, una misura temporanea di sospensione dal lavoro, quale può essere l’istituto dell’aspettativa, che rappresenterebbe anche una salvaguardia sanitaria per il dipendente non vaccinato;

g) escludere comunque misure estreme quali il licenziamento del lavoratore non vaccinato, in quanto provvedimento non equo e non necessario per la tutela della salute dei lavoratori;

h) escludere l’ipotesi di norme di legge tese a sancire l’obbligo di vaccinazione Covid-19 per i luoghi di lavoro non sanitari.

Una articolata posizione che sicuramente contribuirà ad una soluzione definitiva.

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