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Reddito di Cittadinanza 2023

Trattandosi di una fase di transizione, nei prossimi mesi vedremo quali saranno le nuove strategie e i nuovi strumenti che saranno adottati dal Governo per sostenere i soggetti più in difficoltà.

Il 2023 sarà un anno di cambiamento per il reddito di cittadinanza. Infatti, la misura entrata in vigore nel 2019, sarà abolita a partire dal 2024 per lasciare il posto ad un nuovo strumento di sostegno alla povertà e all’inclusione lavorativa.

La riforma è contenuta nella Legge di Bilancio 2023, n. 197/2022, e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 303 del 29 dicembre e prevede che il reddito di cittadinanza, sarà erogato nel nuovo limite massimo di 7 mensilità per tutti i soggetti considerati occupabili, cioè persone di età compresa tra i 18 e i 59 anni che siano in grado di lavorare, contro le 18 mensilitò di prima e anche rinnovabili. Inoltre i percettori dovranno rispettare il nuovo obbligo di formazione, prendendo parte a percorsi di riqualificazione professionale per avvicinarsi al mondo del lavoro. Il sussidio, inoltre, sarà revocato a chi non accetta la prima offerta di lavoro presentata, per la quale viene meno il requisito di congruità. Infine, per i datori di lavoro che assumono percettori del reddito di cittadinanza è previsto un esonero contributivo di 8.000 euro annui.

Sono esclusi dalla riforma i soggetti più fragili come gli anziani, i disabili e chi non è in grado di lavorare. Per questi il sussidio resterà invariato. Rientrano tra questi anche i nuclei familiari con minori, anche se i genitori sono in condizioni di occupabilità.

Trattandosi di una fase di transizione, nei prossimi mesi, poi, sarà definito il futuro per il sostegno alla povertà, che come assicurato dal Governo non sarà interrotto. Nel corso del 2023 individuato un nuovo strumento che garantisca queste tutele ma anche l’inclusione lavorativa. Come sottolineato dalla Ministra del Lavoro, Marina Calderone, nelle linee programmatiche del suo Ministero, l’obiettivo delle misure introdotte dalla Legge di Bilancio 2023 è quello di accompagnare o riaccompagnare al lavoro quante più persone possibili.

Per quanto riguarda le misure che entreranno in vigore dal 2024, verrà individuato uno strumento di sostegno alla povertà e alle condizioni di esclusione ma anche uno strumento che, invece, abbia la possibilità di promuovere l’inclusione lavorativa.

La riforma passerà anche dal coinvolgimento delle istituzioni territoriali. Gli sforzi saranno concentrati per mettere a regime e a sistema tutti i soggetti che devono interagire per gestire l’accompagnamento al lavoro e la formazione, soprattutto i centri per l’impiego. L’importante è che non sia cancellato il sostegno al reddito. Infatti Il reddito di cittadinanza andava sicuramente rivisto e corretto ma per migliorarne la qualità della sua funzione. Certamente non andava abolito. L’esperienza che deriva dei primi anni di attuazione consente di individuare ormai con sufficiente approssimazione quali interventi potrebbero contribuire a migliorare il perseguimento degli obiettivi fissati dalla legge. In base ai più recenti dati che fotografano la situazione al 30 giugno 2022, poco più di 900mila beneficiari del Rdc risultano indirizzati ai Servizi per il lavoro, dei quali il 72% è soggetto alla sottoscrizione del patto per il lavoro. Di questi, poco più del 27% sono considerati “vicino al mercato del lavoro”, ma solo il 13% ha un’esperienza lavorativa relativamente recente (conclusa negli ultimi 12 mesi); dunque, il 73% sono individui del tutto lontani dal mercato del lavoro. Dei 660.00 beneficiari tenuti alla stipula del patto per il lavoro, quelli effettivamente presi in carico dai CPI (ovvero che hanno stipulato il Patto, o sono impegnati in esperienze di tirocinio curriculare), sono il 42,5%. Si tratta di individui molto fragili, con bassi livelli di scolarizzazione: il 71% presentava un titolo di istruzione di livello non superiore all’istruzione secondaria di I grado, mentre la quota di coloro che accedono al beneficio e sono in possesso di un titolo di istruzione terziaria costituisce appena il 2,8% dell’utenza.

Vedremo nei prossimi mesi quali saranno le nuove strategie e i nuovi strumenti che saranno adottati dal Governo per sostenere i soggetti più in difficoltà.

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