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Un polverone nascosto sotto il tappeto…per ora…

Impostare un mercato del lavoro che abbia la capacità di governare l’emergenza dell'occupazione e della disoccupazione

Un minaccioso polverone minaccia di investire il mondo del lavoro in Italia se non si affronta la situazione del termine al divieto di licenziamento stabilito per decreto in scadenza il 30 giugno prossimo.

Un milione di posti di lavoro a rischio licenziamento, questo è lo scenario al 30 giugno prossimo, e a meno che non sarà deliberata una ulteriore proroga, restano meno di 3 mesi per trovare una soluzione, per evitare un dramma sociale  su cui nessuno, Governo incluso, sembrerebbe sappia bene cosa fare e come fronteggiare. A poco valgono le rassicurazioni di Confindustria che prova a sminuire il pericolo; la preoccupazione tra i lavoratori c’è ed è evidente come è palese che il “congelamento” dei licenziamenti abbia “ibernato” tutto il sistema Italia.

Il ministro del Lavoro Orlando propone un “doppio binario”, un doppio regime di tutela per i licenziamenti con due date, il 30 giugno e 1° luglio, in funzione del settore di utilizzo della cassa Covid-19 in attesa del riordino della Cig e di veri servizi per il lavoro.

In pratica, il Ministro propone fino al prossimo 30 giugno il blocco generalizzato per tutti i datori di lavoro, ma dal 1° luglio e fino al 31 ottobre 2021, il divieto rimarrà solo per i settori destinatari dell’assegno ordinario e della cassa in deroga e pertanto i lavoratori delle piccole imprese, quelle più colpite dall’effetto pandemia, saranno i più esposti.

Sono esclusi dal blocco i licenziamenti per:

  • giusta causa, che seguono l’iter di garanzia previste dalla legge;
  • per giustificato motivo soggettivo, compresi quelli di natura disciplinare;
  • per raggiungimento del limite massimo di età per la fruizione della pensione di vecchiaia;
  • determinazione dal superamento del periodo di comporto;
  • licenziamenti durante o al termine del periodo di prova;
  • licenziamenti dei dirigenti sulla base della motivazione; 
  • licenziamenti dei lavoratori domestici che pongono termine al rapporto per sua libera determinazione.

Ma dallo scorso mese di maggio 2020, le imprese, l’industria italiana complessiva si trovano ad affrontare una crisi tutta nuova, che ha disarticolato il naturale flusso del sistema lavoro.

La crisi pandemica ha ridotto fatturati aziendali pari allo zero, quando va bene, bloccato ogni ipotesi di piani di rilancio, di riorganizzazione, di ricerca delle competenze e nella gestione delle uscite del personale, mentre sul fronte dei lavoratori cresce sempre più la paura.

Secondo il rapporto del Censis sono 9,4 milioni i lavoratori del settore privato preoccupati sul futuro della propria occupazione e quindi  costretti a cambiare lavoro o peggio di ritrovarsi disoccupati. 

Paura più che legittima visto che solo nel 2020 nonostante il blocco dei licenziamenti non sono stati rinnovati oltre 393.000 contratti a termine.

Pertanto, salvo ulteriore deroga tempistica al divieto di licenziamento, che comunque rimanderebbe solo il  problema, visto i tempi stretti, è necessario al riguardo aprire un confronto serrato tra le parti sociali, Governo, economisti, associazioni datoriali per trovare la via di uscita.

Penso che sia necessario impostare un mercato del lavoro che sappia affrontare l’argomento, che abbia la capacità di governare l’emergenza lavoro e disoccupazione e quindi fatto di scivoli, uscite, pre-pensionamenti in favore ovviamente all’ingresso di nuove risorse.

E’ necessaria una profonda riforma degli ammortizzatori sociali che sappiano dare adeguate protezioni ad oggi oltre che inadeguate pure insufficienti.

Finora abbiamo sentito solo chiacchiere di buoni propositi serviti a spingere il polverone sotto il tappeto che forse il Dott. Mario Draghi non vuole più “nascondere”, ma speriamo anche che abbia pure la soluzione in tasca.

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