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1 maggio festa del lavoro e dei lavoratori…

Una “disoccupazione congelata” che fingiamo di non vedere, ma da considerare già esplosa.

Torna, dopo un anno dall’inizio della pandemia, il Primo Maggio Festa del Lavoro, delle Lavoratrici e dei Lavoratori.

Un giorno che si festeggia senza le storiche folle, cortei, concerti se non piccole manifestazioni che ricordano il valore di questo giorno che ogni anno sembra sempre più spento.

Eppure, questa particolare giornata, piena dei suoi significati, valori è occasione per parlare di Lavoro e soprattutto del Lavoro che non c’è, e che causa la pandemia, non ci sarà più.

E’ un giorno a cui dare voce alle tante Lavoratrici e Lavoratori che, soprattutto nell’ultimo anno, non hanno avuto garantito il proseguimento del proprio Lavoro e che forse non lo avranno nel prossimo futuro.

Il Covid19 non ha provocato solo morte, paura, panico e “allontanamento sociale”, ma ha generato il più grande disastro sociale degli ultimi settantacinque anni.

Secondo le stime dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, il numero dei disoccupati, nel 2020, a livello globale sfiora i 25 milioni di persone coinvolte, numero si aggiungerebbe agli oltre 188 milioni di disoccupati nel mondo rilevati nel 2019.

Inoltre si calcola che circa 35 milioni di persone in più si troveranno in condizioni di povertà lavorativa in tutto il mondo.

In Italia, secondo le ultime rilevazioni Istat sul mese di dicembre 2020, sono 101mila gli occupati in meno rispetto al 2019 e di questi 99mila sono donne. 

Complessivamente sono circa 445mila lavoratori in meno rispetto al 2019, con il tasso di disoccupazione che passa dal 9,6% di un anno fa a quello di oggi del 9%.

Un dato apparentemente positivo dunque e in controtendenza con il resto dell’Unione Europea.

Analizzando i dati dello stesso periodo, in Germania la disoccupazione è aumentata: il tasso è passato dal 3,3% al 4,6%, il numero totale è arrivato a 2 milioni, contro i circa 1,5 milioni del dicembre 2019.

In Spagna, i disoccupati sono cresciuti al 16,1% contro il 13,7% di un anno fa: tradotto vuol dire 3,7 milioni di disoccupati, circa 560mila in più.

Più contenuto, ma sempre elevato, l’aumento dei disoccupati in Francia: 185mila circa su base annua.

Pertanto sembrerebbe che l’Italia abbia reagito meglio rispetto al resto d’Europa nell’affrontare l’emergenza occupazionale aggravata dalla pandemia.

Tuttavia, il motivo per cui i dati occupazionali siano migliori rispetto all’Europa è ben chiaro, i dati non tengono conto della misura adottata dall’Italia che è quella del blocco dei licenziamenti.

La misura, prorogata più volte nel corso del 2020, è stata attualmente prolungata alla scadenza del 31 Ottobre per tutti ed estesa al 31 Dicembre per alcune categorie Turismo, commercio ecc.

L’adozione del blocco dei licenziamenti per motivo economico da parte dell’’Italia, che la rende l’unico Paese in Europa ad aver attivato questo tipo di strumento, ha solo il merito di avere “congelato” 400mila licenziamenti, tutte persone che dovrebbero già oggi considerarsi sostanzialmente disoccupate, anche se formalmente il loro contratto di lavoro è ancora in vita.

Le donne e i giovani pagano il “prezzo” più alto, sempre secondo l’Istat sottolinea come in Italia le donne che lavorano sono 9.530.000 con un tasso di occupazione del 46,8% mentre nel 2019 erano 9.842.000 e il tasso si attestava al 50%, significa che il 2020 ha visto un calo dell’occupazione femminile del 3,2% vedendo perdere 312mila occupate in un anno, per i giovani l’impatto è stato più duro con un preoccupante numero di inattivi, i cosiddetti Neet, che per i giovani arriverebbe al 40%.

Pertanto siamo in presenza di una situazione emergenziale che ha la necessità di essere affrontata seriamente perché guardando i numeri sulla disoccupazione e quelli di previsione del cessato blocco il quadro cambia drasticamente, portando in Italia il saldo a oltre +178mila disoccupati.

Una “disoccupazione congelata” che fingiamo di non vedere, ma da considerare già esplosa.

Un motivo in più per ricordare, valorizzare e rendere attivo lo spirito del 1 Maggio nel prossimo futuro.

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