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Nuove politiche per contrastare gli infortuni mortali

Il diritto a un ambiente di lavoro sano e privo di rischi è parte integrante del diritto al lavoro e una politica responsabile non può non tenerne conto. 

Dal 2011 al 2020, in media, ogni giorno almeno tre persone muoino sul lavoro.
Sono numeri,  inquietanti, quelli forniti dall’Inail che registra, nei primi cinque mesi del 2021, 434 casi di infortuni mortali e la scia di lutti continua anche in piena estate.
Un emergenza che richiede la massima attenzione da parte di tutti, come hanno sollecitato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il premier Mario Draghi, nel lanciare i loro accorati appelli, nell’applicare politiche di prevenzione più incisive, capaci di affrontare con decisione le criticità.
Prevenzione è la parola d’ordine, che coinvolge direttamente la responsabilità delle imprese, dei lavoratori e dei sindacati.
Tuttavia, un grosso contributo è atteso dalle imprese, dove ci si aspettano nuove scelte di sostenibilità e dove la sicurezza sul lavoro rivesta un ruolo di primo piano.
Sono diverse le imprese che si sono attivate in questa direzione improntando nuove politiche industriali che tutelino i loro dipendenti.
In particolare, sono valorizzati gli interventi per la prevenzione dei rischi, Ia formazione dei dipendenti sul fronte della sicurezza sul lavoro e della presa di coscienza di questo tema.
Una procedura che consente a ogni dipendente di segnalare eventi che avrebbero potuto causare incidenti in modo da poterli analizzare prima che possano trasformarsi in eventi pericolosi e causa di infortuni mortali.
I risultati sono molto incoraggianti, con una riduzione di infortuni, rispetto al pre-covid, media del 40%.
Pertanto la sicurezza non viene più trattata come un fatto occasionale o dettato dall’emergenza, ma diventa un intervento strutturale inserito nel documento ufficiale di bilancio e in particolare, all’interno della voce sostenibilità.
Questo fattore è molto importante, perché non ci sarà nessun progresso nella lotta agli infortuni sul lavoro finché le politiche di contrasto non diventeranno organiche e strutturali ai piani industriali delle aziende e fino a quando queste strategie non saranno sostenute e condivise da tutte le parti sociali perché combattere gli incidenti è prerogativa di tutte le forze in campo.
La pandemia, seppure dolorosa per molti aspetti, ha permesso una spinta in questo senso, perché attraverso le azioni al suo contrasto le imprese e pubbliche amministrazioni hanno potenziato le misure preventive rispetto ai rischi per la salute dei lavoratori, e si sono moltiplicati gli sforzi per arginare la piaga degli infortuni.
Ricordiamoci sempre che il diritto a un ambiente di lavoro sano e privo di rischi è parte integrante del diritto al lavoro e una politica responsabile non può non tenerne conto.  


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