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“Restyling” del Reddito di Cittadinanza

Il reddito di cittadinanza è uno strumento di contrasto alla povertà, ma poco utile a creare lavoro, come testimonia la cronaca che leggiamo quotidianamente sui giornali.

È aperta la discussione che riguarda il futuro del Reddito di Cittadinanza, e dei centri dell’impiego nel contesto governativo.

Per il Reddito di Cittadinanza, sembrerebbe inevitabile un suo “restyling” della normativa che consenta di portare miglioramenti, lasciando ciò che di buono c’è e di superare i limiti fino ad oggi riscontrati.

Nelle prime ipotesi di riforma del Reddito di cittadinanza, sembrerebbero coinvolte le agenzie private, che andrebbero a sostituire i centri dell’impiego finanziati dal decreto, che sono in pieno stallo e indietro con le assunzioni previste, circa 750mila percettori del Reddito di cittadinanza ritenuti attivabili non hanno ancora sottoscritto i patti per il lavoro e iniziato a cercare un impiego e pertanto saranno congedati anche i 3mila navigator.

Inoltre, tra le proposte di riforma del sussidio, spunta l’obbligo di tracciare tutte le offerte di lavoro e chi rifiuterà per tre volte l’impiego, perderà il sussidio.

Non solo, dovranno essere rivisti i parametri in base ai quali vengono stabiliti gli importi da assegnare, perché attualmente le famiglie risultano svantaggiare rispetto ai single.

Anche per gli immigrati extracomunitari ci potrebbero essere novità.

Infatti, potrebbero essere coinvolti dalla riforma per quanto riguarda il requisito dei dieci anni di residenza che potrebbe essere ridotto.

Il confronto politico è “acceso” e non ci resta che aspettare…

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