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Riflessioni autunnali

Ma l’autunno non è soltanto un cambiamento stagionale,...

Che l’autunno sia la “primavera” dell’inverno è senza dubbio un fatto assodato dalla natura delle stagioni.

Ci avvolgono di malinconia i primi freddi, l’umidità della pioggia ma troviamo sollievo dal profumo delle castagne al fuoco, ai malinconici, ma piacevoli, viali coperti di foglie, un insieme di colori, fragranze e sapori che scaldano il cuore.

Ma l’autunno non è soltanto un cambiamento stagionale, quest’anno, in particolare, ci sta portando una “valanga” di rincari che, silenziosamente, ci sta travolgendo. 

Tra le proteste per il green pass, la sponsorizzazione alla vaccinazione, le campagne elettorali, il Pil al 6% sbandierato in ogni “salsa” informativa, l’aumento delle bollette del gas ed elettricità, dovuto in gran parte all’aumento vertiginoso delle materie prime e dalle scarse forniture, viene quasi nascosto, omesso, quasi “dimenticato” o meglio, non se ne può parlare? 

Eppure, lo scenario che si sta delineando nei prossimi mesi, vede, rispetto al 2020, oltre ad una crescita vertiginosa, del costo della benzina, sono previsti aumenti, che saliranno alle stelle, per i costi dell’energia elettrica e per il riscaldamento.

Ovviamente, per l’effetto “cascata”, anche i costi degli alimentari e dei beni di prima necessità subiranno un rialzo. 

Difatti, come ben sappiamo, il trasporto merci in Italia è per l’80% su gomma, pertanto si può bene intuire l’effetto negativo, che subiranno dovuto dell’aumento del costo del carburante, i prodotti di prima necessità.

Per fare un banale esempio, se prendere un caffè al bar oggi paghiamo 1,00€, prossimamente lo pagheremo 1,50€. 

Figuriamoci quanto potremo pagare il resto, ben più “necessario” del caffè!!!

Ma l’autunno, come ho già scritto, non porta solo freddo e pioggia, ma anche piacevoli e positive sensazioni e nel nostro caso ci “consegnerà” il PNRR (Programma Nazionale di Ripresa e Resilienza). 

Il PNRR, approvato e finanziato dall’Europa per 191,5 miliardi di euro, è stato elaborato dal Governo italiano per spiegare ed illustrare come il nostro paese intende investire i fondi messi a disposizione dall’Unione Europea nell’ambito del Next generation Eu per favorire la ripresa nel post pandemia da Covid-19, a cui deve aggiungersi il Recovery Plan.

Saranno le regole che stabiliranno come spendere questa montagna di soldi in arrivo

PNRR e Recovery plan, spesso vengono usati come sinonimi ma in realtà questo è solo una parte del Recovery, (si tratta di un piano di recupero che l’Italia potrà mettere in atto, per risanare l’economia del Paese)

Infatti il PNRR è coperto dai fondi del NexGenerationEU per 191,5 miliardi di euro, se a questi si sommano le risorse di altri fondi europei (47,5 miliardi del REACT-EU) e 30,6 miliardi del Fondo complementare nazionale, si ottiene l’intero Recovery Plan.

I settori di investimenti del PNRR sono individuati seguendo le linee guida emanate dalla Commissione Europea.

Si articola in 6 missioni e 16 componenti.

Le sei missioni sono:

1.Digitalizzazione, Innovazione, Competitività, Cultura e turismo;

2.Rivoluzione verde e transizione ecologica;

3.Infrastrutture per una mobilità sostenibile;

4.Istruzione e ricerca;

5.Coesione e inclusione;

6.Salute.

Una “montagna” di soldi che se bene spesi, potrebbero mantenere, soprattutto in questo momento, la crescita economica del Paese.

Certamente ci vorrebbe una politica, parola grossa oggi, capace e responsabile.

Ricordo bene, come una parte consistente della politica nazionale, fosse contraria a questi soldi europei mentre la restante, seppure favorevole, non sapeva di cosa si parlass, mentre pochi vedevano, nelle risorse messe a disposizione, delle risposte per il futuro…

Il primo elemento che mette a rischio l’innalzamento dei prezzi dei beni sono gli aumenti dei carburanti e sono anni, ormai, che tutta, ma proprio tutta, la politica italiana promette, annuncia, strombazza, invano, la eliminazione delle accise dal costo dei carburanti che pesa più del 50% sul prezzo/litro di benzina e gasolio. 

Bene, se fossi il leader di uno qualunque dei partiti nazionali, grande o piccolo che sia, la prima cosa che farei è chiedere e pretendere che con il PNRR, prima di qualunque affascinante e suadente rivoluzione digitale o transizione ecologica, vengano eliminate le accise. 

L’effetto sarebbe una drastica riduzione del costo di una quantità enorme di beni e prodotti e sarebbe la prima vera spinta verso la ripresa dell’economia e della fiducia delle persone anche nella politica stessa. 

Ma ahimè, sono solo un libero pensiero nel vento delle stagioni…

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