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Una nuova avventura…con “l’anno che verrà”…

L'operazione di acquisizione dello stabilimento ternano ha una logica logica industriale convincente secondo il CEO del Gruppo Arvedi.

Una “avventura” iniziata nel 1994 quando l’acciaieria ternana, fino ad allora fiore all’occhiello dell’industria italiana, passò alla tedesca Krupp poi Thyssenkrupp.

Ventisette anni teutonici trascorsi non sempre serenamente. Quando i tedeschi acquisirono lo stabilimento la situazione societaria vedeva la presenza di aziende controllate e produzioni oggi chiuse e dismesse. Penso alle produzioni quali il lamierino magnetico, dismesso a Terni per trasferirlo in Francia pure con scarsi risultati e la produzione del titanio. Ricordo che la Soc. Titania era la terza produttrice al mondo per la lavorazione del titanio prima di inglobarla all’interno della società AST per poi “abbandonare” la produzione nel “religioso” silenzio politico-istituzionale (considerando che la società è stata fondata con soldi pubblici). Penso anche alla chiusura di importanti siti come: lo stabilimento di Torino, noto per il triste incidente che causò la morte di 7 operai ma importante asset per il tessuto industriale del nord Italia, i centri di servizio  che erano presenti in Italia e all’estero, fondamentali rappresentanti commerciali dei prodotti dello stabilimento ternano. Inoltre, non dimentichiamoci i numerosi  posti di lavoro persi in questi anni: solo a Terni siamo passati da circa 4000 dipendenti nel ’94  a poco meno di 2400 unità nel 2021. Da multinazionale qual è, la scelta è stata quella di dismettere per delocalizzare e rendere lo stabilimento mono prodotto, (attualmente produce solo acciaio inox). Scelta distante dalla storia ultracentenaria dello stabilimento e “maldigerita” da tanti che lo hanno vissuto e lo vivono, tanto che nel 2014 vide i suoi lavoratori scioperare per oltre 40 giorni consecutivi contro la “ristrutturazione morselliana” aggiungendo un capitolo nella storia della lotta operaia.

C’è anche da “dare a Cesare quel che è di Cesare” e cioè che l’impegno della multinazionale, verso investimenti volti alla tutela dell’ambiente e del territorio, non sono mai venuti meno. Soprattutto verso il tema ecologico molti impegni presi sono stati mantenuti e altri sono in corso d’opera.

Recentemente, dopo il “fallito” tentativo di vendita a Outokumpu, lo stabilimento, a seguito del parere favorevole da parte dell’antitrust europea, è in corso di cessione al gruppo italiano Arvedi. 

La notizia accolta con grande enfasi dalla stampa, da tutte le forze politiche, è sotto l’attenzione del mondo sindacale. Infatti, sarà il piano industriale, molto atteso dalle parti sociali, a segnare il nuovo percorso delle relazioni e del futuro della storica fabbrica. Vedremo quindi cosa prospetterà il Gruppo Arvedi. Si chiude intanto il 31 dicembre 2021 il “teutonico sipario” con uno spettacolo organizzato da Rai Uno e ospitato all’interno della fabbrica. Un addio alla “GRANDE”, certi che dal 1 gennaio 2022 lo stabilimento continuerà a scrivere la storia economica italiana: della serie “LO SPETTACOLO DEVE CONTINUARE”!!!

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