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In pensione a 71 anni…

Si entra nel mondo del lavoro sempre più tardi è con la precarietà lavorativa...

Se non ci saranno cambiamenti in merito al calcolo dei requisiti per la pensione di vecchiaia, per chi oggi entra nel mondo del lavoro non ne uscirà prima dei 71 anni.

Questo secondo una previsione dell’OCSE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa), che oltre a tenere conto dei parametri di calcolo età pensionabile, considera la speranza di vita e i trattamenti economici con il calcolo contributivo.

Sempre secondo l’OCSE, l’età pensionabile in Italia sarà tra le più alte in Europa, con 5 anni in più rispetto alla media.

Attualmente, il nostro sistema pensionistico consente di andare in pensione prima di 40 anni di contribuzione, assicurando un trattamento pensionistico lungo in media 22 anni per gli uomini e 26 anni per le donne. Questa opportunità comporta un costo importante per le finanze pubbliche, poiché comprendono sia i trattamenti assistenziali che previdenziali, nel prossimo futuro incideranno sempre di più, mantenendo la spesa previdenziale italiana tra le più alte in Europa.

Altro aspetto importante riguarda il ricambio generazionale e la precarietà del lavoro. Infatti, oltre che entrare nel mondo del lavoro sempre più tardi è la regolarità contributiva che farà la differenza. La regolarità contributiva dovuto a un lavoro stabile consentirà una pensione maggiore del 27% rispetto a coloro che avranno lavori precari con contribuzione irregolare.

Pertanto, se oggi abbiamo a disposizione delle vie “agevolate” come Quota 100, 102, APE Sociale e scivoli pensionistici per aziende in ristrutturazione, come l’Isopensione o il contratto d’espansione, nel prossimo futuro questi strumenti difficilmente potranno essere utilizzati, considerando le differenze sostanziali del trattamento economico che i futuri pensionati avranno…come dire è un mondo sempre più difficile.

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