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Migliorare il reddito di cittadinanza

Una proposta per cercare di incentivare l’occupazione

Accende il dibattito settimanale, con una proposta per cercare di incentivare l’occupazione, Cesare Damiano, già ministro del Lavoro e presidente dell’associazione Lavoro & Welfare, provando a superare la contestata misura del reddito di cittadinanza e forse di renderla più proficua rispetto ad ora.  

Secondo Damiano, se la Cassa Integrazione è una misura che riguarda lavoratori occupati in attesa di rientrare in attività e quindi una misura utile al mantenimento del rapporto di lavoro è il Reddito di Cittadinanza che deve essere migliorato perché così impostato non funziona, sebbene nel solo mese di maggio, secondo il rapporto dell’Osservatorio Inps sul Reddito di cittadinanza, i nuclei familiari riceventi un reddito o pensione di cittadinanza sono stati 1,3 milioni per oltre 2,92 milioni di persone coinvolte, con un beneficio medio nel mese di 551 euro per 717,7 milioni di spesa.

Ma non solo, sempre secondo l’osservatorio Inps, nei primi cinque mesi del 2021 le famiglie che hanno ottenuto almeno una mensilità del beneficio sono state 1,6 milioni per quasi 3,63 milioni di persone coinvolte.

Tuttavia, la valutazione di Damiano nasce dalle polemiche delle ultime settimane emerse con la ripartenza della stagione turistica, dopo che gli imprenditori del settore hanno evidenziato la difficoltà nel reperire manodopera soprattutto a causa del Reddito di Cittadinanza ed aspiranti lavoratori che lamentano offerte economiche e orari inaccettabili.  

La questione è “banalmente” e volutamente semplificata da Damiano con una riflessione  molto semplice, perché mai si dovrebbe accettare un lavoro da 800-1.000 euro al mese quando se ne percepiscono, con il reddito di cittadinanza, 780 euro senza colpo ferire?

Se è evidente la “bonaria provocazione” dell’ex ministro è indiscutibilmente seria, la realtà del lavoro nero e del sottopaga, che Cesare Damiano conosce molto bene e con la serietà e la competenza che da sempre lo contraddistingue, contrasta e propone la sua idea.

Partendo da dati oggettivi e dalle paghe reali previste dai contratti di lavoro come appunto quello del settore del turismo e considerando le paga base e per contingenza i minimi, su un orario  settimanale di 40 ore, quindi Full Time, sono:

  • guardarobiere clienti, addetto stiratura e lavanderia, guardiano notturno, euro 1.366,84 lordi mensili (6^ livello);
  • guardia giurata, barista, cameriere e cassiere da bar, euro 1.444,22 lordi mensili (5^ livello);
  • pizzaiolo, gelatiere, cameriere, barman e gastronomo, 1.542,69 euro lordi mensili (4^ livello).

Pertanto su questa base nasce la proposta che se un datore di lavoro assume, full-time, un cittadino con reddito di cittadinanza e garantisce lo stipendio contrattuale può utilizzare una quota di reddito di cittadinanza (30-40%) come sconto per l’assunzione trasparente e a tempo pieno.

Quindi, l’imprenditore trova e assume in modo trasparente e con lo sconto le persone che gli servono; il lavoratore non solo avrà una paga superiore al Reddito di cittadinanza, ma si troverà versati i contributi per la pensione, potrà beneficiare di vantaggi contrattuali aggiuntivi (scatti di anzianità fondo pensione e sanitario, Tfr, tredicesima, ecc.) e sarà inserito a pieno titolo in un contesto lavorativo che non è detto sia solo limitato allo stagionale.

In questo modo, secondo Damiano, si può contrastare e sconfiggere la piaga del lavoro nero, facilitare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro e agevolare quell’inclusione sociale invocata dal governo, oltre che interrompere l’inutile polemica di questi giorni e aprire il dibattito.

La palla è in campo, ora sta al governo e alle forze politiche.

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